... dove i muschiati non vanno al bar, ma avrebbero dovuto fondarne come in un noto film.
Confesso che io, UnBue Muschiato, di bar ne ho frequentati pochi: l'altopiano ghiacciato dove vivo non prevede bancone, cameriere, né luce calda di fondo alle nove di sera. Eppure Riguardando The Tender Bar di George Clooney mi sono commosso come un vitello davanti al primo ciuffo di lichene della stagione.
La storia, per chi non la conoscesse: J.R. cresce a Long Island senza un padre presente, ma con qualcosa di meglio - uno zio, Charlie, che gestisce un bar chiamato "Dickens", pieno di libri sugli scaffali al posto delle sole bottiglie. Lì, tra un whisky versato e una battuta secca, J.R. impara più cose sulla vita di quante gliene avrebbe insegnate una qualsiasi scuola. Ben Affleck interpreta questo zio-filosofo con la "sapienza" di chi ha capito che il vero sapere si trasmette appoggiati a un bancone, non da una cattedra.
Da muschiato, il concetto mi è familiare. Noi non abbiamo libri, ma abbiamo il branco. Quando il giovane non sa come affrontare la tundra, non gli si fa una lezione frontale: gli si sta vicino, gli si fa scudo col corpo, e lui imparerà guardando. Charlie fa lo stesso, solo che usa le parole invece della groppa, e il vento gelido lo sostituisce con il fumo di sigaretta e i bicchieri sporchi.
Il film è dolce senza essere stucchevole - rara qualità, come un lichene non ancora gelato - e racconta che a volte un padre lo si trova al bancone di un pub di periferia, travestito da zio scorbutico con la battuta sempre pronta e il consiglio giusto al momento sbagliato.
Morale di UnBue Muschiato: non serve un padre perfetto. Serve qualcuno che ti versi da bere e ti dica la verità - anche quando avresti preferito sentire una bugia più dolce.
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