FINO ALLA FINE DELLA TERRA
Un viaggio in moto nel sud dell'Inghilterra e in Cornovaglia
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BMW R1200 GS · Varese → Land's End
La GS parcheggiata con Stonehenge sullo sfondo — la fotografia che racconta tutto
L'imbarco
C'è un momento, la notte, in cui si è fermi in un porto e piove. La fotocamera immortala due moto affiancate sotto i lampioni gialli: una con targa britannica, una con targa italiana — provincia di Varese. Il parabrezza è coperto di gocce, le luci del terminal si moltiplicano nell'acqua, e sopra le corsie numerate galleggiano numeri blu dall'213 al 221 come un conto alla rovescia verso qualcosa. Non è ancora partenza. È quella zona di mezzo in cui si è già andati via ma non ancora arrivati. Il traghetto aspetta. L'Atlantico aspetta.
L'imbarco notturno — due moto, due nazionalità, la stessa pioggia
La mattina dopo, sulla GS carica come un dromedario — valigie in alluminio, rotolo impermeabile sul top case, sacca militare color cachi sul paramotore, BlackBerry con la SIM TIM montato sul manubrio sinistro, BMW Navigator IV sul centro — si attraversa una terra nuova che si guida a sinistra. Per chi viene dall'Italia non è un dettaglio trascurabile: il primo incrocio rotatorio conta doppio, ogni sorpasso è un atto di fede. Ma la strada inglese assorbe presto, con i suoi cartelli arancioni di cantiere, i limiti a 50, i cartelli "average speed check" che obbligano alla flemma. Forse è quello il trucco: l'Inghilterra ti impone un passo diverso, e se ti adatti, la vedi.
La BMW R1200 GS con equipaggiamento completo — pronta per tutto
Salisbury Plain — L'appuntamento con le pietre
Prima sosta degna di un'inversione a U mentale: la piana di Salisbury, in una luce invernale che rende tutto piatto e leggermente irreale. In lontananza, oltre un campo di erba secca dove le pecore pascolano con l'indifferenza tipica di chi abita nei pressi di monumenti famosi da cinquemila anni, ci sono loro: le pietre di Stonehenge.
Viste da fuori dalla recinzione, senza il biglietto del visitor centre, senza la folla estiva, sono sorprendentemente piccole. O meglio: sono esattamente della misura giusta per non essere schiacciate dal cielo enorme che le circonda. Nessuna didascalia, nessun audio-guida. Solo le pecore, il vento, e la sensazione che qualcuno abbia lasciato lì qualcosa di importante prima di andarsene per sempre.
Stonehenge nella luce invernale — le pecore pascolano indifferenti
Salisbury — La cattedrale più alta d'Inghilterra
Salisbury è la cattedrale — quella guglia che punta dritta verso il cielo come se volesse correggere qualcosa lassù. La si vede arrivare da lontano, sopra i tetti bassi della città, con quel profilo verticale che non lascia spazio al dubbio: qui qualcuno nel Medioevo era davvero arrabbiato con la gravità.
Da vicino la cattedrale è anche meglio. Il portale ovest è un'enciclopedia di pietra: file di santi, vescovi, re e martiri sovrapposti in nicchie su nicchie, come se l'umanità intera fosse in lista d'attesa per entrare.
La facciata ovest della Cattedrale di Salisbury — un'enciclopedia di pietra
Dentro, il chiostro è il posto dove il tempo scorre più lentamente. Archi gotici in serie si ripetono su tre lati, le ombre e la luce si alternano sul pavimento in pietra, qualcuno ha apparecchiato dei tavolini per un tè. Due persone siedono e parlano sottovoce come se sapessero di essere in prestito nello spazio di qualcun altro.
Il chiostro di Salisbury — luce e ombra gotica
La sala capitolare ha un soffitto che sembra non avere peso. Una colonna centrale singola si dilata verso l'alto in una raggiera di nervature che coprono l'intera volta — costoloni rossi e blu su fondo bianco, medaglioni decorativi agli incroci, una geometria che fa alzare gli occhi e non li lascia andare. Come guardare un fiore da sotto.
La volta a ventaglio della sala capitolare — una colonna, infiniti raggi
Bath — Terrazze color miele
La strada verso ovest porta a Bath, e Bath è una di quelle città che si capisce già dall'alto. Dall'affaccio sui bastioni, la città si distende lungo la valle con le sue terrazze georgiane in pietra Bath — quel calcare color miele che cambia tonalità a seconda della luce — sovrapposte come strati di un panino molto ben costruito.
Bath vista dall'alto — le terrazze georgiane color miele nella luce invernale
Verso la Cornovaglia — Il viadotto sull'estuario
Entrare in Cornovaglia dall'alto, dal lato del Camel, è un'esperienza che funziona meglio senza aspettative. Il viadotto nuovo che scavalca l'estuario è uno di quei manufatti ingegneristici che hanno la decenza di non nascondere ciò che sono: cemento e acciaio, funzionali, con una vista che nessun ingegnere si è preoccupato di guastare.
Sul viadotto che attraversa l'estuario del Camel — il parabrezza della GS, l'Atlantico davanti
Tintagel al tramonto — Dove i miti hanno un indirizzo
Tintagel al tramonto è un posto che lavora a favore dell'immaginazione. Le rovine del castello sul promontorio sono visibili dall'alto della scogliera — muri sbrecciati su una rupe che precipita verticale nell'Atlantico grigio-viola. Il cielo ha quello strato di nuvole basse che lascia filtrare la luce sul pelo del mare in striscie oblique, rosa su grigio.
Tintagel al tramonto — la baia tra i due speroni, la luce che se ne va
L'Atlantico è piatto e liscio, con quella quiete ingannevole che viene da un tempo bello appena finito. Non c'è nessuno. Qui è dove la leggenda vuole che Artù sia nato. La roccia a picco, il mare senza fondo, la torre diroccata sull'isola collegata da un ponte di pietra. Non importa se è vero. Importa che il posto somigli abbastanza a quello dove certi miti hanno senso.
Tintagel — il promontorio del castello nel crepuscolo atlantico
Newquay — La capitale del surf fuori stagione
Newquay in inverno è un'altra cosa rispetto a Newquay in agosto. Le spiagge enormi — Fistral, Towan, Great Western — sono quasi deserte. Qualche figura lontana cammina sul bagnasciuga, le onde rotolano regolari senza nessuno a cavalcarle.
Fistral Beach, Newquay — sabbia, vento e nessuno
La GS parcheggiata davanti all'Atlantico — il cartello vieta il campeggio notturno, inutilmente
Il coast path e le falesie
C'è un punto in cui la strada finisce e comincia il sentiero. La GS viene parcheggiata sull'erba del cliff top, valigie e tutto, con il mare a cinquanta metri sotto. Il sentiero di ghiaia corre lungo il bordo della scogliera, le siepi di erica bruciate dal salmastro ai lati, il mare blu cobalto di una giornata chiara a destra.
La GS sul sentiero sterrato del coast path — fino a dove arriva la strada
St Ives — Il posto che i pittori hanno trovato prima dei turisti
St Ives al mattino basso di marea è una di quelle città che si capisce subito perché è diventata famosa. Il porto è quasi completamente in secca, le barche appoggiate sul fianco nella sabbia umida, le boe arancioni galleggiano nell'acqua bassa. Le case color crema e bianco si arrampicano sulla collina sopra il lungomare.
St Ives — il porto in secca, le barche appoggiate nella sabbia
St Ives — Porthminster Beach con The Island sullo sfondo
St Michael's Mount, vista da lontano verso est, galleggia nella foschia come un'isola che potrebbe non essere lì quando ci arrivi.
St Michael's Mount nella nebbia — un miraggio arturiano sull'orizzonte
Land's End — Pennanwlas
Il punto dove la terraferma si arrende.
L'ultimo tratto di strada verso Land's End è il più bello. La A30 si restringe, i tornanti tagliano attraverso la brughiera di granite e erica, i muri a secco si abbassano fino a sparire. Il paesaggio diventa qualcosa di essenziale: rocce affioranti, erba gialla bassa che il vento piega sempre nello stesso verso, e l'oceano che comincia a apparire da tutte le direzioni come se la terraferma stesse finendo davvero.
LAND'S END / PENNANWLAS — inglese e cornico, due nomi per la stessa fine del mondo
E poi c'è il cartello. L'edificio con colonne bianche e la scritta bilingue: LAND'S END in inglese e PENNANWLAS in cornish, con la bandiera Union Jack e lo stemma della Cornovaglia. Un edificio che ha la presenza di un terminal aeroportuale minore e nessuna delle sue pretese. Oltre, c'è il promontorio vero.
Si cammina fino al bordo. Non c'è niente oltre, solo acqua fino all'America. In lontananza, appena visibili nella nebbia bassa, gli scogli dei Longships — una serie di rocce nere che affiorano dall'acqua con in mezzo il faro a strisce rosse e bianche, lontano quanto basta per sembrare una cosa che potrebbe non essere vera.
Il faro dei Longships — l'ultimo riferimento prima dell'oceano aperto
Il viaggio come grammatica
Guardando l'insieme di questo viaggio — l'imbarco notturno sotto la pioggia, le pietre preistoriche nella luce piatta della piana, la guglia di Salisbury che sfida l'inverno, Bath che non chiede scuse per la propria bellezza, il Dartmoor dove il paesaggio comincia a dire qualcosa di diverso, le falesie di Tintagel al tramonto, le spiagge vuote di Newquay, il porto di St Ives in secca, e infine il promontorio finale dove l'isola britannica consegna il mare all'oceano aperto — c'è una struttura che non era stata pianificata ma che esiste lo stesso.
Non è il classico giro turistico. È più vicino a una frase scritta da ovest a est e poi da est a ovest seguendo la costa più tortuosa possibile, con soste nei posti che meritano soste e pause nei posti che permettono pause.
La moto carica di valigie è il punto fisso: appare in ogni frame come una presenza discreta, fedele, aggiustata al panorama che cambia intorno. La targa italiana su queste strade sinistrorse è un piccolo paradosso ambulante.
Ma forse è questo il punto del viaggio in moto in solitaria: portare la propria targa fin dove la strada finisce, guardare l'oceano, e poi tornare indietro con qualcosa che non entra nelle valigie in alluminio.
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