Non sono un esploratore. Sono uno che ha imparato che le cose difficili, se le pianifichi bene, diventano solo lunghe.
— una distinzione che mi è costata qualche migliaio di chilometri capire
Il nome
Il bue muschiato è un animale che non si muove per eccitazione. Si muove perché ha deciso di muoversi. Resiste al freddo, affronta la tempesta senza drammi, e poi riprende a brucare come se niente fosse. È il mio animale guida, anche se probabilmente lui non lo sa.
Il blog esiste dal 2012, ed è sopravvissuto a tutto: alle crisi, agli aggiornamenti di Blogger, alle mie fasi musicali, e a qualche viaggio che sarebbe stato più prudente non fare.
Le cose che mi riguardano
Il lavoro
Di mestiere mi occupo di trasformare luoghi in opportunità — e opportunità in luoghi. È un lavoro che richiede di capire il territorio prima ancora di capire i numeri, e che non perdona chi si ferma alla superficie delle cose.
Questo blog non c'entra col lavoro. O meglio: non direttamente. Ma chi mi conosce professionalmente capisce, leggendolo, perché lavoro nel modo in cui lavoro.
Perché questo blog
Scrivere qui è un esercizio di onestà. Non c'è un pubblico da conquistare, un algoritmo da soddisfare, un brand da costruire. C'è solo il tentativo di osservare le cose con attenzione e di raccontarle senza abbellirle troppo.
Il nome del blog non è casuale: l'osservazione — lenta, paziente, senza fretta di concludere — è forse l'unica competenza che trasferisco senza variazioni dal viaggio al lavoro e viceversa.
Se sei finito qui per caso, benvenuto. Se sei finito qui cercando qualcosa di specifico su di me nel contesto professionale, puoi trovarlo su t4srl.com.
Se invece hai solo voglia di leggere di strade polverose, musica ad alto volume e osservazioni sul mondo — sei nel posto giusto.
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