Cronache di una BMW mimetica nella terra dei fagioli in scatola
Scozia, 29 marzo – 3 aprile 2009
Prologo: Il Piano
Tutto è cominciato, come spesso accade nelle migliori disavventure della vita, con un'idea che sembrava ragionevole. La Scozia, si sa, è bella. La Scozia ad aprile, dicono i libri di viaggio scritti da persone che vivono nel Mediterraneo e non hanno mai guidato una moto in Scozia ad aprile, è "primaverile". La BMW R1200GS mimetica color deserto era pronta. La tenda Quechua a sgancio rapido era arrotolata. Il fornellino arancione aveva gas sufficiente per cuocere almeno quaranta porzioni di fagioli in scatola. E targa CY 14708 VA — Varese — era pronta a stupire gli automobilisti britannici che guidano dall'altra parte.
Il cupolino della moto recava uno sticker: un'alce che corre. Un emblema. Un presagio. Un animale che non sa perché sta correndo, ma corre lo stesso, con grande convinzione, verso nord.
Destinazione: John O'Groats, l'angolo più a nord-est della Scozia, dove la terraferma britannica si arrende all'Atlantico e dove un cartello dice "FIRST & LAST IN SCOTLAND", il che è poetico ma non spiega perché accanto ci sia anche un cartello che vieta di far defecare i cani.
Giorno Zero: Calais, ovvero il Punto di Non Ritorno
Il porto di Calais è uno di quei posti che la mente umana elabora come transizione, non come destinazione. Nessuno va a Calais. Si passa per Calais. I cartelli con scritto "Calais 6" appaiono tra le gru portuali come un'avvertenza: da qui in poi, la guida è a sinistra, il tè è al latte, e i fagioli in scatola vengono serviti a colazione come se fosse una cosa normale.
Calais: il punto di non ritorno. Da qui in avanti si guida a sinistra.
La moto era carica come un mulo alpino che aveva vinto una scommessa. Sul portapacchi posteriore: valigie alluminio color mimetico, borse esercito, una catena, reti elastiche in quantità industriale, qualcosa avvolto in buste di plastica verde il cui contenuto sarebbe rimasto misterioso per tutto il viaggio. In attesa del traghetto, parcheggio nell'apposita corsia. Una signora francese in un'auto grigia mi guardò con quell'espressione che i francesi riservano alle cose tecnicamente ammirevoli ma fondamentalmente incomprensibili. Annuì. Ripartì. Non ci rivedemmo più.
Giorno Uno: La Scozia Accoglie i Suoi Ospiti (a Modo Suo)
L'Inghilterra scorreva sotto le ruote con la velocità di chi sa che deve essere attraversata, non visitata. La sera del 31 marzo, la BMW si fermò in un campeggio nell'Argyll — con molti alberi, molti camper tedeschi con la tenda da sole, e un prato umido sul quale piantare la Quechua.
Ore 19:35. Cena. Sul fornellino arancione — un aggeggio di rara bruttezza estetica che sembrava progettato da un ingegnere sovietico con una giornata libera — bubbolava la padella nera con i fagioli Heinz, nella salsa arancione che gli inglesi considerano cibo e che il resto d'Europa considera una dichiarazione d'intenti.
Alta cucina d'avventura: fagioli Heinz sul fornellino arancione. Ore 19:35. Campeggio, Argyll.
La tenda Quechua si monta in tre secondi. Quello che la pubblicità non dice è che si smonta in trenta minuti di imprecazioni, e che una volta aperta occupa un raggio di circa quattro metri, il che è ottimo in un parco nazionale e meno ottimo nel fazzoletto di prato rimasto libero tra due camper da sessantamila euro.
La base operativa: tenda Quechua, BMW mimetica, fornellino arancione. Tutto il necessario per sopravvivere.
Fu anche, inspiegabilmente, deliziosa. C'è qualcosa nella combinazione fagioli-freddo-brughiera-senso-di-avventura che trasforma anche il pasto più squallido in un momento di pura soddisfazione atavica. O forse avevo semplicemente una fame atroce.
Giorno Due, Mattina: Le Highlands Aprono i Battenti
Il 1° aprile 2009. Sì: Pesce d'Aprile. Il fatto che la Scozia abbia scelto esattamente questa data per mostrarsi nella sua versione più spettacolare è o un caso fortunato o la prova che il paese ha un senso dell'umorismo più sofisticato di quanto si creda.
Ore 08:41. La strada scendeva tra le montagne verso il Loch Long con la luce del mattino che dorava i versanti color ruggine. Zero macchine. Zero semafori. Mi fermai. Scesi. Guardai. Feci la cosa che si fa in questi casi: tirai fuori la macchina fotografica e scattai tre foto della strada vuota, che sono le foto più inutili dell'universo ma che al momento sembravano assolutamente necessarie.
Ore 08:41. Strada deserta verso il Loch Long. Zero macchine. Zero semafori. Zero qualsiasi cosa.
Più avanti, ottocento metri sotto la strada, sette mucche nere erano distribuite su un pianoro con la geometria casuale tipica degli animali che non hanno un piano. Una era sulla strada sterrata. Le altre sei pascevano con la concentrazione di chi sa che non ha un pensiero nel mondo e ne è profondamente orgoglioso. Le fotografai da lontano come se fossero rinoceronti.
Le mucche nere del Sutherland. Nessun piano, nessuna fretta, nessun problema. Il modello di vita ideale.
Giorno Due, Ore 10: Oban, la Città Vera
Oban si affaccia sull'omonimo loch con la franchezza di una città che non ha niente da nascondere. Il lungomare con le ringhiere verdi, gli edifici vittoriani in arenaria rosa, il porto con le barche di plastica blu, e sopra tutto, in caratteri enormi, la scritta: SKIPINNISH CEILIDH HOUSE.
Un ceilidh è una festa tradizionale scozzese con musica e balli che inizia ordinata e finisce con quaranta persone in gonnellino che fanno cose che la fisiologia non dovrebbe consentire. Non entrai. Era le 10:22 del mattino.
Oban. La GS al centro della rotonda con il Caledonian Hotel e il West Coast Motors n.405 per Taynuilt. Tutto molto tranquillo.
Giorno Due, Ore 11: Inverlochy Castle e la Questione dei Castelli
I castelli scozzesi si dividono in due categorie: quelli intatti con negozio di souvenir, e quelli in rovina che ti guardano dal ciglio della strada come a dire "ci siamo anche noi, sai". Il Castello di Inverlochy appartiene alla seconda categoria, il che lo rende infinitamente più interessante.
Costruito dalla famiglia Comyn attorno al 1280, abbandonato saltuariamente, assegnato nel 1506 agli Earl of Huntly che probabilmente si guardarono attorno e dissero "molto romantico, grazie, però noi abitiamo altrove" — Inverlochy è sopravvissuto alle Guerre d'Indipendenza, ai secoli, al meteo scozzese e ai turisti italiani con moto mimetiche nel terzo millennio.
Inverlochy Castle, 1280 d.C. La BMW R1200GS, 2009 d.C. La differenza di età è visibile.
Fotografai tutto con la coscienza di chi sa che il giorno dopo non gli importerà nulla di tutto questo, ma lo fa lo stesso perché è lì e la luce è quella giusta.
Giorno Due, Pomeriggio: Il Ferry e le Isole
A Mallaig una statua bianca sul molo: un pescatore adulto che tiene per mano un bambino e indica il mare. È un gesto di speranza o di rassegnazione, non è chiaro. Entrambe le cose, probabilmente.
Il traghetto CalMac era verde e bianco. La BMW fu sistemata sul ponte aperto, sola soletta sul lungo piano verde industriale, legata con cinghie arancioni come un prigioniero di guerra motorizzato.
La BMW R1200GS sul ponte del CalMac. Sola. Stoica. Quasi dignitosa, per una moto carica come un carro merci.
La traversata fu vento, spruzzi, isole che emergevano dall'orizzonte come promesse geografiche. Poi la spiaggia delle 17:06: sabbia bionda, acque che tiravano verso il turchese, luce radente. Quattro o cinque persone in lontananza, piccole come puntini. Silenzio industriale.
Ore 17:06. La spiaggia. Nessun nome necessario.
Giorno Tre, Mattina: Il Nord Estremo
Il 2 aprile il paesaggio cambiò tono. Le Highlands cedettero alla brughiera del Sutherland: orizzontale, infinita, color tè freddo. Le strade divennero strade a corsia singola. Lungo le prime cinquanta chilometri non arrivò nessuno dall'altra parte. Non arrivò nessuno da nessuna parte. Ero solo nel Sutherland con il rumore del boxer BMW e il vento.
Alle 09:59 mi trovavo davanti al Kyle of Tongue. Dietro il vasto estuario sabbioso con la bassa marea, Ben Loyal si alzava con le sue quattro cuspidi come un castello di roccia uscito direttamente dall'immaginazione di qualcuno che non aveva mai visto un castello ma aveva un'idea molto chiara di come dovevano essere.
Giorno Tre, Ore 12:02: John O'Groats
E poi, alle 12:02 del 2 aprile 2009, eccolo.
Il cartello recitava: FIRST & LAST IN SCOTLAND — JOHN O'GROATS. La BMW era parcheggiata davanti, con casco posato sul serbatoio, borse di cuoio militare sbilanciate, reti elastiche che pendevano. A destra del cartello, involontariamente ma con grande coerenza narrativa: un cartello del Consiglio Locale che avvertiva NO FOULING, PENALTY £50.
John O'Groats, ore 12:02. FIRST & LAST IN SCOTLAND. E NO FOULING £50. La Scozia non manca mai di aggiungere una nota pratica ai suoi momenti epici.
Essere arrivati al punto più nord-est della Scozia dalla provincia di Varese via Calais, con una moto mimetica carica come un carro armato, dormendo in una tenda che si apre in tre secondi e mangiando fagioli sul fornellino arancione — e trovare come compagno di scena un cartello che vieta ai cani di defecare — sembrava una sintesi perfetta di tutto quello che è la Scozia: maestosa, onesta, e completamente incurante del protocollo.
Giorno Quattro: Il Ritorno, o: L'Inghilterra Esiste
Il 3 aprile 2009, ore 12:20: parcheggio in Inghilterra, in un posto con mattoni rossi e paletti gialli. Foto del cockpit della BMW. Si vede tutto: il TomTom sul supporto, il BlackBerry nel suo aggancio, il sistema di comunicazione Bluetooth, e — dettaglio che solo adesso, con anni di distanza, apprezzo nella sua piena poesia — i guanti neri coperti da sacchetti di plastica trasparente, fissati ai polsi con elastici.
Il cruscotto di un avventuriero moderno: TomTom, BlackBerry, e guanti con sacchetti di plastica. La tecnologia incontra il pragmatismo.
C'è qualcosa di profondamente onesto nei guanti con i sacchetti di plastica. Perdi la dignità estetica. Guadagni mani asciutte. Al quinto giorno di pioggia, è un'ottima transazione.
Ore 14:41: Dover 7. Il traghetto era lì. La Francia era lì oltre il canale. L'Italia era più in là, raggiungibile attraverso chilometri di autostrada e pedaggi costosi come un appartamento.
Conclusione:
La Scozia ad aprile è fredda, ventosa, parzialmente bagnata, e completamente smisurata. Le strade sono libere. I paesaggi non si preoccupano di essere pittoreschi perché lo sono lo stesso. Le città portuali hanno nomi che si pronunciano in modo diverso da come sono scritti. I castelli sono in rovina e nessuno li ha sistemati perché vanno bene così. E c'è un posto all'estremo nord-est dove finisce la terraferma, e un cartello che lo dice, e accanto un altro cartello sui cani.
Valeva la pena.
— Fine —
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