Sì, esatto. Questo è il miglior ristorante di UnBue Muschiato.
Niente menu, niente cameriere, niente musichetta di sottofondo che non hai chiesto. Solo vento, qualche pozza d'acqua che fa da specchio al cielo grigio, e una tundra che a fine stagione decide di incendiarsi tutta insieme: rosso, ocra, giallo bruciato, come se qualcuno avesse rovesciato la tavolozza di un disegnatore di copertine death metal su un tappeto infinito.
Il dehors? Tutto quello che vedi nella foto, e oltre. Niente prenotazione richiesta, anche se in effetti il vero proprietario di queste terre potrebbe essere proprio un bue muschiato che bruca tranquillo da qualche parte fuori campo, completamente indifferente al fatto che gli ho appena rubato il tavolo migliore.
Il menu di oggi: quello che c'era nelle borse laterali. Pane un po' raffermo, qualcosa di proteico preso al volo all'ultimo distributore utile, acqua che sa vagamente di plastica calda. Da un punto di vista gastronomico, onestamente, una schifezza.
Ma il servizio — il servizio è impeccabile. Silenzio totale, vista panoramica a 360°, nessuno che ti guarda mentre mangi con le mani, nessun rumore tranne il motore che si raffredda piano dietro di te scoppiettando. Provate a trovare questo in un tre stelle Michelin.
Si potrebbe dire che il vero lusso, a un certo punto del viaggio, smette di essere quello che hai nel piatto e diventa semplicemente dove te lo stai mangiando. E qui, in mezzo al nulla più bello che si possa attraversare, il conto è gratis. Paghi solo in chilometri, e quelli, diciamocelo, li avresti macinati comunque.
Buon appetito.

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