domenica 21 giugno 2026

Pedrosa, Mir, Hayden: tre nomi e un'unica sentenza del destino

UnBue Muschiato scopre che il talento è un consiglio, il destino è una sentenza.

Ci sono pomeriggi in cui io, UnBue Muschiato, smonto dalla sella e mi metto a guardare le classifiche storiche del motomondiale con la stessa attenzione con cui un eremita legge i tarocchi: sapendo già che non cambierà nulla, ma sperando lo stesso in un segno.

Dani Pedrosa non ha mai vinto un mondiale della classe regina. Punto. Eppure chiunque l'abbia visto in pista sa che era — è — uno degli interpreti più puliti, veloci e chirurgici della guida su due ruote che la storia recente ricordi. Poi guardo Joan Mir, campione 2020, e Nicky Hayden, campione 2006: piloti solidi, tenaci, meritevoli a modo loro, ma non — diciamolo senza guanti di velluto — della stessa categoria di Pedrosa nei picchi di talento puro.

E allora? Allora niente. Il motomondiale, come la vita, come l'amore, come le gare di chi arriva primo all'autogrill sulla statale, non premia sempre il migliore. Premia chi è nel posto giusto, nell'anno giusto, con la moto giusta, senza la clavicola rotta per la sedicesima volta, senza un rivale più fortunato di passaggio nello stesso decennio.

Ho imparato — io UnBue, non pilota, ma osservatore professionista di cadute altrui — che contro il destino non si vince mai. Si può solo, con un po' di fortuna e una buona dose di umiltà, arrivarci in pari, qualche weekend su cento. Pedrosa lo sapeva meglio di chiunque altro, e correva lo stesso, con quella faccia da impiegato delle poste che ha sempre nascosto un fenomeno.

Morale di UnBue Muschiato: il talento ti porta in pole. Il destino decide chi vince. E nessuno, ma nessuno, ha mai battuto il destino neanche ai punti.

#MotoGP #Pedrosa #Mir #Hayden #Destino #BueMuschiato
Categoria: Riflessioni / Sport

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