sabato 20 giugno 2026

I MAIDEN A SAN SIRO: NO, GRAZIE, HO GIÀ DATO

Quarantasei anni a inseguirli per l'Europa, e quando arrivano sotto casa gli sparo a vista per principio.


 

Diciamolo senza giri di parole: per tre decenni gli Iron Maiden hanno trattato l'Italia come una groupie di passaggio, buona per una notte tra un festival tedesco e un palco inglese, mai per un impegno serio. E io, idiota innamorato, gli ho rincorso il culo fino a Ginevra, fino a Berlino, fino a Londra, dormendo in aeroporti e mangiando panini di gomma, mentre loro a casa mia non si degnavano nemmeno di mandare una cartolina.

Adesso che hanno l'anca rifatta e il calendario vuoto perché nessun altro li vuole più a quelle cifre, si materializzano proprio a San Siro, sotto le mie finestre, con la sfrontatezza di chi pensa che basti un megafono e cinquant'anni di nostalgia per farsi perdonare tutto. No. Io non perdono. Io ricordo.

Sei mummie del metal issate sul palco a forza di integratori e adrenalina sintetica, a recitare "Run to the Hills" come animatronici di un parco a tema chiuso da anni, mentre quarantamila persone fingono di avere ancora vent'anni e il ginocchio buono. Bello, dicono. Storico, dicono. Io dico: necrologio con luci stroboscopiche.
Hanno urlato "scream for me, San Siro" e San Siro ha urlato di gioia. Io ho urlato anche, ma di rabbia fredda, perché l'amore non si compra a sessanta euro dopo avermelo fatto pagare a novanta per trent'anni in valuta straniera.

Cinquant'anni per arrivare a due passi da me. E io, con lo stesso identico principio con cui sono partito per Berlino, sono rimasto fermo sul divano: per dispetto, e con gusto.

#IronMaiden #SanSiro #Metal #UpTheIrons #BueMuschiato

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