venerdì 12 giugno 2026

Paradiso, Inferno e l'Odore di Pelo Bagnato.

unBueMuschiato affronta le grandi questioni teologiche e conclude che Twain aveva ragione — ma per le ragioni sbagliate.

Mark Twain diceva che si va in paradiso per il clima e all'inferno per la compagnia. Non l'ho mai incontrato di persona, ma devo ammettere che l'uomo aveva capito tutto.

Io vivo nell'Artico. Questo, per chi non lo sapesse, è tecnicamente il paradiso del clima se sei un Bue Muschiato. Temperature sotto zero, vento che taglia la faccia come una lama, buio per sei mesi l'anno. Magnifico. Esattamente quello che ci vuole per tenere lontana la gente.

Il problema è la compagnia.

Il branco con cui condivido la tundra è composto da individui di scarso charme intellettuale. Conversazione media: grugnito, sguardo fisso all'orizzonte, altro grugnito.

Ogni tanto qualcuno abbassa la testa e carica qualcosa. Non si sa bene cosa, né perché. È la nostra vita sociale. Viviamo in cerchio, letteralmente, ci mettiamo in cerchio quando arrivano i lupi, il che dice già tutto sulla nostra visione del mondo: difensiva, autoreferenziale, orientata alla sopravvivenza di gruppo. Esattamente come certi consigli di amministrazione che ho avuto modo di osservare.

L'inferno, invece, mi ha sempre incuriosito.

Fuoco eterno a parte — che per il mio pelo sarebbe oggettivamente un problema — la lista degli ospiti è di tutto rispetto. Scrittori, filosofi, musicisti, qualche banchiere particolarmente creativo. Gente con cui si potrebbe parlare tutta la notte. Twain stesso, presumibilmente, è lì.

Forse è per questo che ogni tanto scendo a quote più basse, mi mescolo tra gli umani, osservo.

Non per il clima.

Per la compagnia.

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