Quando il finale di un film ti spiega la trama meglio dei due atti precedenti
Alla fine di The Tender Bar, mentre J.R. parte verso Manhattan con l’auto regalata da zio Charlie, parte “Do It Again” degli Steely Dan – e resta per tutti i titoli di coda, intera, senza tagli. Scelta non casuale: il pezzo del 1972 parla di cicli che si ripetono, di chi promette di smettere e finisce sempre per tornare al punto di partenza.
Io, UnBue Muschiato, da animale che ogni anno ripercorre identica la stessa migrazione sulla stessa identica neve, un po’ mi ci ritrovo: J.R. fugge dal padre assente per diventare scrittore, ma la domanda resta sospesa nell’aria insieme al fumo del bar – si rompe davvero un ciclo, o si finisce solo per “farlo di nuovo” in una forma diversa?
Morale di UnBue Muschiato: le sigle finali raramente sono lì per caso. Quella giusta, scelta da un grande chitarrista jazz-rock, racconta la psicologia del protagonista meglio di un intero terzo atto.
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