giovedì 28 maggio 2026

Alla Mercè del Caso - Riflessioni di un Sopravvissuto

C'è una cosa che nessuno ti dice quando sei giovane e ambizioso: che il tuo piano quinquennale è, fondamentalmente, una barzelletta che stai raccontando all'universo.

Non una barzelletta cattiva. Anzi, l'universo la ascolta con una certa attenzione, annuisce, sembra interessato e poi? Improvvisa. Sempre. Con una creatività che fa invidia.

Il problema non è il caso in sé. Il problema è che ci siamo costruiti, con pazienza e ingegno collettivo, un'intera narrativa basata sull'idea opposta. Il merito. La visione. La strategia. "Se vuoi, puoi." LinkedIn è il tempio di questa religione: un posto dove ogni successo è il frutto cristallino di una decisione coraggiosa.

Nessuno scrive: "Ho ottenuto questo contratto perché ero in ascensore con la persona giusta quando è mancata la corrente."

Eppure è esattamente quello che succede. Continuamente. A tutti.

La parte ironica è che più sei intelligente, più sei convinto di controllare le variabili. Gli stupidi, almeno, si affidano alla fortuna senza complessi. I furbi costruiscono sistemi sofisticatissimi di causa-effetto, analisi del rischio, scenari alternativi - e poi una pandemia, un cambio di algoritmo, una telefonata ricevuta mentre eri distratto smonta tutto in 48 ore.

Il caso non è democratico, ma è assolutamente egalitario nella sua indifferenza. Colpisce il precario e il CEO con la stessa disinvoltura. L'unica differenza è che il CEO ha più ammortizzatori e questo non è merito, è un altro strato di caso accumulato negli anni precedenti.

E allora cosa si fa? Qui casca l'asino o meglio, qui casca la riflessione onesta.

Perché la risposta comoda sarebbe: "Lasciati andare, abbraccia l'incertezza, vivi il presente." Roba da corso di mindfulness a 380 euro il weekend. Bella, inutile, e praticabile solo da chi ha già risolto i problemi logistici dell'esistenza.

La risposta scomoda è un'altra: si continua a pianificare, sapendo che il piano è parzialmente inutile. Si continua a lavorare, sapendo che il caso può vanificare o moltiplicare il lavoro in modi imprevedibili. Si costruisce una certa flessibilità strutturale  non come rassegnazione, ma come lucidità  per non andare in pezzi quando l'universo improvvisa.

Il vero problema non è essere alla mercè del caso.

È fingere di non esserlo.

Perché chi finge ha due svantaggi simultanei: spreca energie enormi nell'illusione del controllo totale, e si trova completamente impreparato quando il caso - puntuale, creativo, assolutamente indifferente ai suoi piani - bussa alla porta.

Di solito senza preavviso.

Di solito nel momento peggiore.

Di solito con un'idea migliore della tua.


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