venerdì 22 maggio 2026

“ABS inserito o no?” Questo è il dilemma

Era una di quelle mattine in cui il caffè non bastava e la strada prometteva troppo. UnBueMuschiato fissava la sua T 700 WR come si guarda un complice: con malizioso rispetto.
“ABS inserito o no?” si chiese, infilando il casco.
Domanda apparentemente semplice. In realtà, una di quelle che separano i motociclisti da chi “va in moto”.

 
La T700 elegante nella sua brutalità funzionale, offriva due filosofie di vita: ABS attivo su entrambe le ruote, oppure ABS disattivato solo al posteriore. Niente vie di mezzo psicologiche: o fiducia nel sistema, o fiducia nei propri arti.
UnBueMuschiato partì con l’ABS attivo. Modalità “mammifero responsabile”. Asfalto perfetto, traffico educato, tutto sotto controllo. Frenata precisa, composta, quasi troppo. La moto si comportava come un consulente finanziario prudente: nessuna sorpresa, nessun rischio, rendimento stabile.

“Ok,” pensò, “ma dove sta il divertimento?”
 
Svoltò su una strada bianca. Polvere fine, curve ampie, qualche tratto scavato. Terreno ideale per iniziare a mettere in discussione le proprie certezze.
Prima staccata su ghiaia. Pinzata e l’ABS entrò in azione: la leva vibrava leggermente, la moto rallentava ma con quella sensazione di “sto facendo il possibile, ma la fisica non collabora”.
UnBueMuschiato strinse le labbra.
“Molto civile. Forse troppo.”
Dopo qualche curva, si fermò, motore al minimo, silenzio della campagna, e quella vocina interiore che ogni motociclista conosce:

“Dai. Lo sai che vuoi farlo.”

Premette il pulsante. ABS disattivato sulla ruota posteriore.
Un piccolo gesto, ma carico di significato. Come togliere una rotella alla bicicletta… dopo trent’anni e ripartì.
Prima curva, approccio prudente. Seconda, un po’ deciso. Alla terza, momento verità: staccata su sterrato con piede sul freno posteriore.
Blocco immediato.
La ruota dietro iniziò a scivolare, la moto si mise di traverso. Non in modo drammatico, ma quanto basta per trasformare la frenata in qualcosa di… narrativo.
UnBueMuschiato sorrise dentro il casco.
“Ecco. Adesso sì.”
Con l’ABS solo davanti, la moto diventava improvvisamente un oggetto più sincero. L’anteriore continuava a proteggerti dagli errori grossolani, mentre il posteriore ti lasciava giocare ed esagerare un po’.
Era come avere un socio affidabile che ti lascia prendere qualche rischio.
Curva dopo curva, iniziò a prendere confidenza. Usava il freno dietro per chiudere le traiettorie, per stabilizzare, per “disegnare” le curve sulla ghiaia. Non sempre perfettamente, ma sempre con quella sensazione di essere lui a comandare — o almeno a provarci.
Poi arrivò la salita.
Ripida, con fondo smosso dove le decisioni tecniche diventano rapidamente decisioni esistenziali.
UnBueMuschiato si fermò di nuovo.

“E se tolgo tutto?”

Un silenzio era sceso. Anche la moto, sembrava trattenere il respiro.
Disattivare completamente l’ABS significava entrare in un’altra dimensione. Niente più rete di sicurezza. Solo lui, le pinze, e il coefficiente sottovalutato di attrito.
Premette di nuovo il pulsante. ABS OFF. Davanti e dietro e ripartì.
La differenza si sentì subito. La frenata anteriore, improvvisamente, richiedeva rispetto. Non più quella protezione invisibile. Qui ogni errore sarebbe stato istruttivo e anche educativo: acquisisci la scienza ma senza sapienza dove vai?!
Salì senza problemi, ma la vera prova arrivò in discesa.
Prima curva: pinzata leggera. Tutto ok.
Seconda: un po’ più deciso.
Terza: troppo.
La ruota anteriore accennò il blocco. Un istante sufficiente a mandare un messaggio chiarissimo:

“Amico, qui non siamo più in modalità tutorial.”

UnBueMuschiato rilasciò il freno e recuperò la traiettoria.
Non era paura. Era consapevolezza.
Con ABS totalmente disattivato, la T700 diventava una moto onesta e brutale. Ti restituiva esattamente quello che le davi: precisione per precisione, errore per errore.
Nessun filtro.
Si fermò a valle, spense il motore e tolse il casco. Un sorriso largo, di quelli che non hanno bisogno di spiegazioni.
“Quindi,” disse ad alta voce, come se stesse facendo una presentazione a un cliente immaginario, “abbiamo tre modalità operative.”
Alzò un dito.  
“ABS completo: sicurezza e prevedibilità”
Secondo dito.
“ABS solo anteriore: compromesso intelligente. Protezione davanti, libertà dietro. Divertimento controllato.”
Terzo dito.  
“Niente ABS: responsabilità totale. Performance pura… se sai cosa stai facendo.”
Si fermò un attimo.
“E se non lo sai, impari, e in fretta.”
Rimontò in sella. Questa volta lasciò l’ABS disattivato solo al posteriore.
“Equilibrio,” mormorò.
Ripartì verso casa, alternando tratti di sterrato e asfalto e dialogando con l’ABS,  e allora capì che non era un nemico del divertimento. Era uno strumento. Come un buon contratto: dipende da come lo usi.

Troppa protezione, e perdi sensibilità.
Troppa libertà, e rischi di pagare caro ogni errore.

 
La T700 WR, in questo, era quasi filosofica: ti dava la possibilità di scegliere ogni volta che persona essere.
Il prudente.
Il giocatore.
O quello che pensa di essere meglio di quanto è davvero.
Arrivò al bar di sempre. Parcheggiò, tolse il casco, ordinò un caffè.
Un altro motociclista si avvicinò, guardando la moto.
“Com’è?” chiese.
UnBueMuschiato fece una pausa, come se stesse per rivelare un segreto importante.
“Dipende,” rispose. “Tu quanto ti fidi di te stesso?”
L’altro rise, pensando fosse una battuta.
UnBueMuschiato no.

Guardò la Ténéré, ancora sporca di polvere, e pensò che forse quella era la vera differenza: non tra ABS sì o no, ma tra chi usa la moto per spostarsi… e chi la usa per capirsi un po’ meglio.
 
E in quel momento, il caffè gli sembrò finalmente all’altezza.

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