Cronaca di una spedizione nel deserto durata un lunedì.
Sabato ritiro la Ténéré World Raid dall'officina. Centralina rimappata, controlli fatti, navigatore, voltmetro, e lo Scottoiler che lubrifica la catena goccia a goccia con la pazienza di un monaco amanuense.
Domenica la vesto: borse morbide dietro, borse morbide davanti, tutto carico per vedere come si comporta. Si comporta benissimo. Sembra un cammello giapponese pronto per l'esame di maturità.
Lunedì il collaudo. Niente di eroico, Milano e ritorno, il classico giro leggerissimo che fai solo per sentire se qualcosa vibra. Qualcosa ha vibrato.
Verso le otto di sera, a pochi minuti da casa, una macchina ha deciso che la mia traiettoria era un'opinione.
Il bilancio ha una parte visibile e una riservata. Quella visibile è il ginocchio grattugiato che vedete in foto. Quella riservata la conoscono solo i radiologi: piede rotto, costola rotta. Meno fotogenica, ma molto più convincente.
Ora, io sono un bue muschiato. Vivo nella tundra, ho un pelo progettato per i quaranta sotto zero, e avevo deciso di attraversare il Sahara in moto. Qualcuno lassù ha preso la pratica, ha notato la contraddizione climatica e ha messo il timbro: respinta. Non dal deserto, badate bene. Da un incrocio di casa.
Perché funziona così. Prepari tutto per le dune, la sabbia, le piste, il caldo che scioglie i pensieri. Poi ti frega la strada che fai tutti i giorni. In tutta la sua storia il Sahara non ha mai tamponato nessuno a un semaforo.
La Ténéré adesso è in garage, carica. Io sono sul divano con il piede impacchettato come un regalo spedito male. Le borse non le svuoto. È una dichiarazione d'intenti.
Sahara, bye bye. Ci vediamo più avanti. Tu intanto non muoverti, che io per un po' non posso.
Morale di UnBue Muschiato: il deserto va rispettato, ma è sotto casa che bisogna avere paura.
