mercoledì 9 settembre 2026

Il caricamento è fermo al 97%

 Ovvero: come abbiamo trasformato l'attesa in un guasto da segnalare all'assistenza.

A me sono serviti diecimila anni per imparare a stare fermo nella neve. A voi sono bastati quindici per non riuscire più ad aspettare che il semaforo diventi verde senza tirare fuori il telefono.

Guardo la specie umana e vedo gente che ascolta i podcast a velocità doppia, così le voci sembrano tutte di un ragioniere in fuga. Vedo il pollice che cerca "salta intro" prima ancora che l'intro cominci. Vedo persone in piedi davanti al microonde per quaranta secondi con l'espressione di chi è tenuto in ostaggio. Quaranta secondi. Il tempo che io impiego a decidere se voltarmi.

La cosa curiosa è che nessuno la chiama più impazienza. La chiamano efficienza, ottimizzazione, gestione del tempo. C'è perfino chi paga un corso per imparare a fare in due ore quello che poi non gli interessa aver fatto. E se il pacco è in consegna, il tracking viene aperto undici volte in un pomeriggio, come se il furgone si muovesse a forza di sguardi.

Un tempo si aspettava. Si aspettava il rullino dal fotografo, e quando tornava metà delle foto erano venute male, e andava bene lo stesso. Si aspettava una lettera per settimane. Si aspettava che il pane lievitasse, che una ragazza rispondesse, che passasse la febbre. Nessuno era più felice, sia chiaro. Ma nessuno bestemmiava contro una barra di caricamento.

La pazienza oggi ha lo stesso prestigio sociale del cucito: tutti dicono che è una bella cosa, nessuno ha intenzione di impararla.

 

Morale di UnBue Muschiato: 

l'attesa non è tempo perso. È l'unico pezzo di vita che nessuno ha ancora trovato il modo di venderti a rate.